Pubblicato in: aforismi, Senza categoria, vitaprivata

Francooo…parliamo????…

Sabato sera sono uscito a cena con Lisa e una coppia di amici.

Una bellissima serata, aperitivo e un ottima cena in un locale della mia zona (“il Trovatore” a Ceggia – https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g2020426-d2019892-Reviews-Ristorante_al_Trovatore-Ceggia_Veneto.html – a cui consiglio a tutti una prova, vista la qualità dei prodotti, la ricercatezza della cantina a disposizione e non per ultima l’ospitalità dei proprietari). Mille i discorsi che si sono susseguiti, dai più frivoli ai più seri, ma uno mi è rimasto in mente e ancora, a distanza di una settimana, mi gira in testa.

“devi parlare, non devi tenerti dentro le cose”

questo il succo del discorso, che con molto fervore, sopratutto perchè il discorso era rivolto non solo a me ma anche al suo compagno, cercava di farci capire.

Al momento ho cercato di spiegare le mie motivazioni, il fatto che il mio stare in silenzio molte volte è frutto del fatto che sono conscio che anche se lo dico le cose non cambiano e pertanto forse non vale la pena scaricarle su qualcunaltro. Mentre altre volte cerco il silenzio perchè è un metodo per staccare da tutto.

Beh il discorso quella sera si è chiuso molto semplicemente con un ottimo gin tonic a testa….Nella mia mente però ha cominciato a circolare, e come sapete avendo problemi di insonnia, l’altra notte ho avuto modo di rifletterci abbondantemnte e ne ho tratto le conclusioni, in quanto era diventato curioso anche per me analizzare certi miei silenzi.

In breve reputo di poter classificare i miei silenzi in quattro grandi gruppi (che di seguito   descriverò), di fondo l’unica nota in comune hanno il fatto che cerco sempre di non far male alle altre persone (condivido l’opinione che le parole a volte possano far più male di qualsiasi dolore fisico) dicendo cose che in quel momento di istinto potrei pensare ma che sono dettate solo dall’irritazione  e di cui un momento dopo potrei pentirmene. Credo che di base i miei silenzi sia dettati da questo e dal fatto che molte volte cerco prima di dare una risposta, un giudizio, un opinione su qualsiasi cosa, di mettermi dall’altra parte della barricata e cercare di capire il comportamento delle persone e rapportarlo al mio comportamento in modo di capire se posso aver sbagliato io o se diversamente il comportamento di quella persona che ha creato il problema possa derivare da altre circostanze.

In breve riassumo i miei silenzi:

  • Il primo mio silenzio è frutto di una specie di istinto di protezione che ho verso il mio interlocutore, perchè se il problema viene da una sfera diversa rispetto a quella della persona che mione la domanda “cosa c’è che non va”, è inutile che trasferisca il mio problema perchè reputo che saremo in due ad avere un problema irrisolvibile. Per capirci meglio se ho un problema con i colleghi di lavoro difficilmente potrò trasferlo alla mia compagna in quanto lei avrebbe un problema di cui non può intervenire e che magari gli procura “sensazioni” negative e non ne può fare nulla. Preferisco non dire nulla e cercare di chiudere il problema nella scatola “lavoro” che cerco di mantenere sempre molto distante dalla scatola “vita privata” anche se non è sempre così facile. Spero che chi mi sta intorno capisca questa cosa, anche se per esperienza, so che non sempre funziona e sopratutto che una volta per questo motivo ho perso un amica. Ma non sono in grado di fare diversamente per me il “lavoro” rimane e deve rimanere molto distante dalla “vita privata” anche se a volte il mio umore è condizionato da una delle due sfere e si trasferisce nell’altra senza ragione. Condivido con l’amica che mi ha portato a questa riflessione che questo mio comportamento a volte è dannoso per chi mi sta intorno perchè non capisce il mio stato d’animo, e credo che tra tutti i miei silenzi sia l’unico in cui dovrei cambiare.
  • C’è il mio silenzio derivante da situazioni a cui non so dare una spiegazione, ma che mi procurano “sensazioni” negative. Questo mio silenzio rimane tale perchè veramente non saprei spiegarlo a nessuno, non capendo la situazione per me sarebbe impossibile dirti perchè ci sono rimasto “male”. Faccio un esempio, la reazione di una persona che esula dal contesto in cui siamo immersi, con comportamenti e/o parole fuoriluogo. Situazioni di tale tipo mi creano sensazioni negative e che mi lasciano perplesso. Non dirò mai nulla, lascierò che quella persona faccia quello che deve, e sopratutto cercherò di evitare il discorso con chi mi ha causato la sensazione negativa, a meno che non sia la persona stessa a parlarmene, perchè non avendola capita non saprei come affrontare la cose.
  • Il terzo silenzio deriva dal fatto che ho già provato a dirtelo una volta scherzando, te l’ho detto già due volte alla terza non lo dico più e sto in silenzio quando accade perchè so che le mie parole sono inutili. Non serve far esempi qui vince il detto: “E’ inutile insegnare all’asino…si perde tempo e si infastidisce la bestia“. Forse questo è il silenzio che più mi infastidisce ma anche l’unico a cui reagisco cambiando il mio atteggiamento verso le persone che me lo procurano.

  • Poi c’è il quarto e ultimo silenzio, serve quando proprio sono al limite, serve per dirti basta non riesco più a sostenere qualsiasi comunicazione. Serve per mettere fine ancora prima di iniziare perchè qualsiasi comunicazione sarebbe vana. Forse in fondo non è neanche una forma di silenzio ma è l’ultimo stadio dei silenzi precedenti, e di solito viene seguito da un lento allontamento momentaneo che serve a me stesso per capirmi.

Ecco i miei silenzi, lo so serve cambiare, ma già questo credo sia un grande passo per me…

Buona giornata a tutti e sopratutto buon fine settimana lungo a tutti.

 

Davide

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