Pubblicato in: aforismi, Senza categoria, vitaprivata

Le mie donne

Mi prendi in giro perchè credi che io lo stia facendo solo come un semplice gioco, invece no…
mi piace guardarti, mi piace guardare i tuoi occhi che diventano brillanti quando ti spogli davanti a me…quando l’atmosfera si accende, quando il mio desiderio più profondo diventa realtà…quando sei mia“.
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Questa sopra è una mia breve riflessione in merito ad un argomento che ho toccato varie volte con Lisa.
Per ogni uomo penso che la propria donna (reputo valga anche al contrario o almeno così cerco di pormi con Lisa, forse non sempre riuscendoci) debba rivestire più ruoli:
– la nostra donna come MAMMA, si perchè in fondo ogni volta che c’è qualcosa che non va o c’è un problema l’istinto primordiale di ogni maschio da 0 anni ad infinito è necessariamente quello di trovare delle braccia protettive che possano accoglierlo e sopratutto farlo sentire al sicuro mentre si cura le “ferite”. Oltre ad essere la figura a cui ogni uomo affiderebbe i propri figli.
– la nostra donna come AMICO, si perchè in fondo ogniuno di noi ha bisogno del supporto di un amico, di una persona che è pronta a non chiederti spiegazioni ma ad esserci per sorreggerti in ogni momento, e credo che seppur nessuno sostituirà il tuo miglior AMICO, la tua Compagna (o Compagno) deve essere a volte in grado di interpretare tale parte.
– la nostra donna come GEISHA, una persona che è pronta a soddisfare tutti i desideri, ma non solo sessuali come si potrebbe intendere, anche del semplice desiderio di onnipotenza, di cui purtroppo ogni uomo soffre. Perchè lo dobbiamo ammettere, siamo fatti male, dobbiamo sempre dimostrare di essere forti anche quando non lo siamo e dobbiamo in qualche modo aver la necessità di apparire più forti e protettivi nei confronti della nostra Compagna.
Queste sono, a mio avviso, le tre interpretazioni che ogni Compagna deve essere in grado di gestire nei confronti del proprio uomo (in declinazioni magari diverse ma credo che la cosa vada bene anche a parti invertite), la dose di un personaggio rispetto all’altro è necessario venga decisa tra le parti ma di sicuro posso già ammettere che nel momento in cui la parte preponderante diventa la figura materna in quel rapporto vi è un problema.
Premesso questo, reputo però che sia compito dell’uomo far capire alla propria donna quando è il momento di usare una o l’altra interpretazione e sopratutto è compito dell’uomo apprezzare lo sforzo della donna per ogni interpretazione della parte, perchè in quel momento lei si “spoglia” del suo essere se stessa per poter essere una parte di noi.
Quindi Uomini non state sempre a lamentatevi delle vostre Compagne, ma cercate di capire lo sforzo che fanno ad interpretare figure così diverse, che dovrebbe in qualche modo farvi capire che non sempre per noi sono comprensibili gli atteggiamenti che hanno, perchè pochi di noi sono in grado di interpretare figure diverse come invece fanno loro, e per questo a volte crediamo di parlare con il nostro amico, ma in quel momento lei ha addosso la maschera della mamma (o molteplici di altri casi) e non c’è ne siamo accorti e quello che diciamo potrebbe ferirle.
Quindi a volte ringraziatele anche senza apparente motivo, fate i complimenti ed apprezzamenti, perchè anche se al momento verrete derisi o non verrete capiti, nel lungo cammino insieme sicuramente questi piccoli vostri gesti tracceranno il vostro percorso e diventeranno la strada della vostra relazione dove potrete tornare indietro e ricominciare a camminare insieme, quando per errore confonderete le figure.
Beh, forse non serve a nulla ma di sicura è un altro mio pensiero.
Una buona giornata a tutti.
Davide
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Francooo…parliamo????…

Sabato sera sono uscito a cena con Lisa e una coppia di amici.

Una bellissima serata, aperitivo e un ottima cena in un locale della mia zona (“il Trovatore” a Ceggia – https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g2020426-d2019892-Reviews-Ristorante_al_Trovatore-Ceggia_Veneto.html – a cui consiglio a tutti una prova, vista la qualità dei prodotti, la ricercatezza della cantina a disposizione e non per ultima l’ospitalità dei proprietari). Mille i discorsi che si sono susseguiti, dai più frivoli ai più seri, ma uno mi è rimasto in mente e ancora, a distanza di una settimana, mi gira in testa.

“devi parlare, non devi tenerti dentro le cose”

questo il succo del discorso, che con molto fervore, sopratutto perchè il discorso era rivolto non solo a me ma anche al suo compagno, cercava di farci capire.

Al momento ho cercato di spiegare le mie motivazioni, il fatto che il mio stare in silenzio molte volte è frutto del fatto che sono conscio che anche se lo dico le cose non cambiano e pertanto forse non vale la pena scaricarle su qualcunaltro. Mentre altre volte cerco il silenzio perchè è un metodo per staccare da tutto.

Beh il discorso quella sera si è chiuso molto semplicemente con un ottimo gin tonic a testa….Nella mia mente però ha cominciato a circolare, e come sapete avendo problemi di insonnia, l’altra notte ho avuto modo di rifletterci abbondantemnte e ne ho tratto le conclusioni, in quanto era diventato curioso anche per me analizzare certi miei silenzi.

In breve reputo di poter classificare i miei silenzi in quattro grandi gruppi (che di seguito   descriverò), di fondo l’unica nota in comune hanno il fatto che cerco sempre di non far male alle altre persone (condivido l’opinione che le parole a volte possano far più male di qualsiasi dolore fisico) dicendo cose che in quel momento di istinto potrei pensare ma che sono dettate solo dall’irritazione  e di cui un momento dopo potrei pentirmene. Credo che di base i miei silenzi sia dettati da questo e dal fatto che molte volte cerco prima di dare una risposta, un giudizio, un opinione su qualsiasi cosa, di mettermi dall’altra parte della barricata e cercare di capire il comportamento delle persone e rapportarlo al mio comportamento in modo di capire se posso aver sbagliato io o se diversamente il comportamento di quella persona che ha creato il problema possa derivare da altre circostanze.

In breve riassumo i miei silenzi:

  • Il primo mio silenzio è frutto di una specie di istinto di protezione che ho verso il mio interlocutore, perchè se il problema viene da una sfera diversa rispetto a quella della persona che mione la domanda “cosa c’è che non va”, è inutile che trasferisca il mio problema perchè reputo che saremo in due ad avere un problema irrisolvibile. Per capirci meglio se ho un problema con i colleghi di lavoro difficilmente potrò trasferlo alla mia compagna in quanto lei avrebbe un problema di cui non può intervenire e che magari gli procura “sensazioni” negative e non ne può fare nulla. Preferisco non dire nulla e cercare di chiudere il problema nella scatola “lavoro” che cerco di mantenere sempre molto distante dalla scatola “vita privata” anche se non è sempre così facile. Spero che chi mi sta intorno capisca questa cosa, anche se per esperienza, so che non sempre funziona e sopratutto che una volta per questo motivo ho perso un amica. Ma non sono in grado di fare diversamente per me il “lavoro” rimane e deve rimanere molto distante dalla “vita privata” anche se a volte il mio umore è condizionato da una delle due sfere e si trasferisce nell’altra senza ragione. Condivido con l’amica che mi ha portato a questa riflessione che questo mio comportamento a volte è dannoso per chi mi sta intorno perchè non capisce il mio stato d’animo, e credo che tra tutti i miei silenzi sia l’unico in cui dovrei cambiare.
  • C’è il mio silenzio derivante da situazioni a cui non so dare una spiegazione, ma che mi procurano “sensazioni” negative. Questo mio silenzio rimane tale perchè veramente non saprei spiegarlo a nessuno, non capendo la situazione per me sarebbe impossibile dirti perchè ci sono rimasto “male”. Faccio un esempio, la reazione di una persona che esula dal contesto in cui siamo immersi, con comportamenti e/o parole fuoriluogo. Situazioni di tale tipo mi creano sensazioni negative e che mi lasciano perplesso. Non dirò mai nulla, lascierò che quella persona faccia quello che deve, e sopratutto cercherò di evitare il discorso con chi mi ha causato la sensazione negativa, a meno che non sia la persona stessa a parlarmene, perchè non avendola capita non saprei come affrontare la cose.
  • Il terzo silenzio deriva dal fatto che ho già provato a dirtelo una volta scherzando, te l’ho detto già due volte alla terza non lo dico più e sto in silenzio quando accade perchè so che le mie parole sono inutili. Non serve far esempi qui vince il detto: “E’ inutile insegnare all’asino…si perde tempo e si infastidisce la bestia“. Forse questo è il silenzio che più mi infastidisce ma anche l’unico a cui reagisco cambiando il mio atteggiamento verso le persone che me lo procurano.

  • Poi c’è il quarto e ultimo silenzio, serve quando proprio sono al limite, serve per dirti basta non riesco più a sostenere qualsiasi comunicazione. Serve per mettere fine ancora prima di iniziare perchè qualsiasi comunicazione sarebbe vana. Forse in fondo non è neanche una forma di silenzio ma è l’ultimo stadio dei silenzi precedenti, e di solito viene seguito da un lento allontamento momentaneo che serve a me stesso per capirmi.

Ecco i miei silenzi, lo so serve cambiare, ma già questo credo sia un grande passo per me…

Buona giornata a tutti e sopratutto buon fine settimana lungo a tutti.

 

Davide

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Crescere Insieme

Cari Amici,

oggi ero seduto sul divano con un fortissimo mal di testa, e mi sono appisolato.

La nostra mente è strana e mi sono ritrovato catapultato in un sogno che dipingeva una vita parallela rispetto a quella che conduco ora. Nel sogno una cara amica mi veniva a trovare nel mio mini appartamento in città dopo una lunga giornata di lavoro.

Quello che mi ha stupito di quel sogno è che dell’amica e del resto del sogno ricordo poco, le cose che mi sono rimaste impresse era l’arredamento del mini appartamento e quella strana sensazione del essere solo.

Tutta questa premessa per cercare di introdurre un argomento a cui ho pensato molte volte in questo ultimo anno: LA CONVIVENZA.

Da circa quattro anno convivo con Lisa nell’appartamento di proprietà dei miei genitori, e che grazie a loro abbiamo potuto ristrutturare.

Un bellissimo appartamento che piano piano stiamo cercando di arredare e rendere nostro. Di sicuro non scrivo questo per parlarvi del nostro appartamento, magari vi farò un piccolo tour man mano che finiamo di arredare le stanze, ma per parlarvi di come sono cambiate le cose a seguito della convivenza.

L’esperienza della convivenza credo sia un tassello importante in tutte le storie di coppia e  che tra tutte sia una delle esperienze più difficile ma al contempo anche una delle più entusiasmanti.

Fino a quando sei con i tuoi genitori nel bene o nel male, ti comporti come vuoi, e da un certo punto di vista la tua vita è dettata dagli orari e dai modi imposti dai tuoi genitori. Ma di contro hai il vantaggio che esiste la formula “tanto c’è la mamma” e più o meno puoi fare come vuoi “tanto il papà non dice nulla”.

Quando vai a convivere le cose cambiano, ti senti in obbligo di doverti “giustificare” nei confronti della persona che vive con te perchè oltre che ai sentimenti che vi legano ora vi sono degli “obblighi”. Questo credo possa facilmente mandare in crisi anche le migliori coppie se le persone non sono propense a mettersi in gioco e a cercare di imparere uno dall’altro.

Molte volte il modo di vivere di ogniuno di noi che costruisci a casa con le rispettive famiglie di origine è diverso, e deve sostanzialmente cambiare nel momento in cui si decide di effettuare una convivenza. Si deve ripartire da zero, si deve imparare “insieme” a vivere e condividere.

Non credo vi sia una formula perfetta e non credo che sia facile a priori, ma ripensando al passato e vedendo le cose come stanno andando posso dare la mia ricetta personale per la convivenza:

  • tanta pazienza da entrambe le parti
  • cercare di non dare nulla per scontato
  • ogni decisione va condivisa
  • cercare di non voler imporre un metodo ma sceglierlo assieme
  • tanta voglia di ridere
  • l’individualità deve restare tale, e ogniuno dei due deve avere i propri spazi
  • l’errore sta nel non cercare una soluzione al problema e non nel problema in se stesso

Beh per ultimo vi lascio una citazione che mi fa sempre sorridere e vedere la “vita insieme” come un percorso che ha le sue difficoltà e non le nasconde ma che solo uno con l’aiuto dell’altro si possono superare.

Citazione: «Come siete riusciti a stare insieme per 65 anni?» «Siamo nati in un’epoca in cui le cose rotte non si buttavano,si aggiustavano»

P.S. errori ne ho fatti e ne farò ancora molti, di sicuro non posso dire di essere “imparato”, ma con voi voglio essere sincero e condividere, come in un diario, tutte le cose che in una giornata mi creano emozioni, e la CONVIVENZA è stata fonte di fortissime emozioni sia in positivo che in negativo.